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Canevara

Quello che oggi vediamo di Canevara è il risultato del lento sviluppo che il borgo ha avuto a partire dal tardo medioevo sino alla fine dell’Ottocento. Mentre la parte medievale si è sviluppata sulla destra del Frigido, arroccata alla montagna, con edifici addossati uno all’altro e sviluppati in altezza, la parte ottocentesca ha invece uno sviluppo lineare lungo Via Bassa Tambura, con edifici bassi e compatti prospicienti la strada stessa.

Dagli estimi appare che ad inizio Trecento esistesse un abitato sparso, ma già alla fine dello stesso secolo Canevara raggiunge la dimensione di un borgo ed una notevole importanza commerciale sia per la presenza di un ponte che attraversava il Frigido che per l’esistenza di diversi opifici (mulini e fabbriche del ferro) attivati dalla preziosa energia idraulica del fiume.

Il duplice significato dello stesso toponimo Canevara, che può derivare sia dal latino cannabis (da cui canabaria ossia terra coltivata a canapa) sia dal volgare medievale caneva o canepa ossia magazzino, conferma comunque il ruolo nodale di raccolta e di scambio che il borgo ebbe sin dalle sue origini. Qui convergevano le più importanti vie di comunicazione provenienti dai paesi della vallata interna del Frigido (Antona, Altagnana, Pariana) e, soprattutto, il collegamento con l’antica via di transumanza che dalla costa risaliva la valle per collegarsi alla Lunigiana ed alla Garfagnana.

Tra XV-XVII secolo nella zona è documentata la castagnicoltura, mentre la coltivazione della canapa risale al secolo XVII favorita dall’abbondanza di acqua che ne consentiva la lavorazione. L’attività tessile artigianale si sviluppò soprattutto nell’Ottocento. Qui esistevano quattro fabbriche di cappelli con 80 operai impiegati. La lavorazione dei cappelli, così come a Forno, determinò un incremento demografico ed un nuovo sviluppo urbanistico del borgo. Ancora oggi, nella piazza del paese, si può osservare l’imponente edificio che fu la Fabbrica di cappelli, decorato da intonaco sgraffito.

Tra Sette-Ottocento, all’industria tessile si affiancò quella marmifera. Canevara divenne luogo di passaggio/deposito delle tagliate di marmo e importante punto d’arrivo di alcune vie di Lizza, quei percorsi in forte pendenza utilizzati per portare a valle i blocchi di marmo della cava. Ancora negli Anni Cinquanta, a Canevara si andava a caricare il marmo con la Mambrucca (il tipico carro a due ruote trainato da cavalli o buoi) per trasportarlo poi nei laboratori lungo il Frigido o al vecchio pontile di Marina di Massa per la spedizione.

Oggi il paese conserva la sua funzione di punto di contatto tra la vallata più interna del Frigido e la pianura.
Da Canevara partono infatti numerosi sentieri, tracce degli antichi percorsi, che risalgono le pendici sino ai centri di Antona, Altagnana e Pariana da un lato, Al Santo e Buita dall’altro.

Si entra nel vivo del paese attraversando il ponte che si stacca da Via Bassa Tambura. Sulla destra, subito a lato del ponte, si trova lo storico Mulino Guerra, oggi restaurato; si possono poi ammirare una serie di marginette in marmo del secolo XVII, tra le quali una raffigurante una Madonna con bambino. Al centro del paese, a lato destro della piazzetta, il grande edificio che fu la fabbrica di cappelli. Si possono anche didtinguere due colombaie, edifici caratterizzati da fori distribuiti in ordine sulla facciata, usati per il ricovero di colombi, rondini e rondoni.

Proseguendo lungo la Via del Santo, unico percorso che partendo dal ponte s’inoltra nel paese, si giunge al piazzale della Chiesa di S. Antonio, edificio a navata unica di origine medievale che, più volte restaurato ed ampliato, oggi si presenta con una facciata in marmo bicroma realizzata negli Anni Sessanta.
Sul versante destro, il percorso esce dal paese e prosegue sino alla località Al Santo.
Nei pressi parte un sentiero che si dirama in prossimità dello storico Ponte della Tavella. Proseguendo sulla sinistra, oltre il ponte, si può raggiungere Antona; proseguendo sulla destra si va ad intercettare il sentiero che unisce Pariana ed Altagnana, lungo cui si trovava la storica località di le Sette Fontane, oggi scomparsa, la magnificenza della cui fonte è nota grazie ad una Veduta di Anonimo di secolo XVI-XVII.

Luoghi d’Interesse

La Fabbrica di Cappelli: già indicata nell’estimo di Maria Beatrice del 1821, era uno delle più imponenti costruzioni nel paese composta da “quattro luoghi compresa una cantina e 10 stanze superiori”, forse la zona abitativa. L’edifico apparteneva ai Mannini, una delle maggiori famiglie locali, proprietaria anche di altri edifici e numerosi terreni. Ancora oggi si intravedono tracce degli antichi intonaci graffiti e affrescati che abbellivano le facciate principali: quella che dà sulla piazza ha finestre decorate da cornici a fascia e un’edicola con architrave a graffito, e quella che guarda verso il Frigido è decorata da un sole stilizzato, colorato in giallo e blu. Alcune tracce dell’attività lavorativa restano anche in un sottopasso, altra struttura edilizia caratteristica del paese, nella parte nord dell’edifico, dove si possono ancora vedere una canaletta per il trasporto dell’acqua all’interno dell’edificio ed alcune mensole in pietra che reggevano i bastoni usati per stendere le varie fibre.

Chiesa di S. Antonio: edificio a navata unica, di origine medievale. Più volte restaurato ed ampliato, presenta una facciata in marmo bicroma, realizzata nel 1960. In una casa situata nelle sue vicinanze, è possibile osservare un’edicola affrescata, con Madonna nel pannello centrale e santi in quelle laterali.

Buita: dell’antico insediamento, costruito sulla rocca calcarea, restano evidenti tracce materiali come la base del campanile della chiesa ed alcuni tratti di cinta muraria, collocati proprio sul crinale. Più tangibili le tracce legate alla funzione produttiva assolta poi dalla zona: si possono infatti vedere due macine, una da granaglie e una da spremitura, situate proprio sotto i ruderi del borgo antico. Le prime notizie di questo insediamento risalgono all’892, quando la chiesa di San Martino di Buita viene nominata con quella di Rocca Frigida (Forno) tra le dipendenze della Pieve di S. Vitale. Dell’esistenza di un piccolo nucleo abitato sono testimonianza le decime raccolte tra gli abitanti di Buto, Buda o Buita (1188-1190) per il finanziamento della Terza Crociata e, nel secolo XIV, della Chiesa Romana e del Regno di Sicilia. Alla fine del Trecento sia il borgo che S. Martino iniziano a decadere. Quest’ultima compare come cappella dipendente dalla Chiesa di S. Pietro a Forno. Per circa 100 anni non si hanno altre notizie della zona che pare non avere più una stabile funzione abitativa ma solo stagionale legata alla castagnicoltura: documenti del XVII secolo indicano l’esistenza di “4 casette con solaro di mezzo” e di altre “4 casette ad uso di seccatore”. Il progressivo abbandono della zona è confermato dagli estimi del 1821 da cui risulta che la maggior parte dell’aria è occupata da castagneti.

Come si raggiunge in auto: da Massa, si può iniziare il percorso da Piazza S. Settimina meglio nota come Piazza Portone. Si oltrepassa l’Arco del Salvatore e si prosegue su Via Palestro fino al semaforo dove si svolta a destra lungo Via Bassa Tambura, in direzione monti. Si seguono le indicazioni per Canevara e dopo circa km 2.2 si arriva al ponte sul Frigido. Poco prima sulla sinistra si vede l’abitato storico di Canevara, unito a Via Bassa Tambura da un vecchio ponte, sulla destra si trova invece un piccolo parcheggio. Distanza circa 6 km.

Bibliografia:

C.A. DEL GIUDICE, Toponomastica della Valle del Frigido, Aedes Muratoriana, Modena, 1992.
S. GIAMPAOLI, Paesi della montagna massese. Note per il recupero del patrimonio edilizio, Assessorato all’istruzione e cultura-Comune, Massa 1988.
F. LEVEROTTI, Massa di Lunigiana alla fine del Trecento. Ambiente, insediamenti, paesaggio, Tipografia Grafica Apuana – ETS, Massa-Pisa, 2001.

Testi tratti da:

ANTONELLA AURORA MANFREDI, https://terredelfrigido.comune.massa.ms.it/