Situato a mezza costa del Monte di Antona e con alle spalle il massiccio delle Alpi Apuane, il borgo vanta una storia ricca e antica. Si riferiva forse proprio ad Antona un documento del 988 con cui il vescovo di Lucca concedeva ad altri la gestione di alcuni suoi possedimenti tra cui quelli di Antognano da cui appunto il nome Antona. Diverse comunque sono le ipotesi sull’origine del nome: per esempio, una legenda lo attribuisce a una matrona romana che si stabilì in questa zona; altri, invece, lo collegano al primo pastore, Antonio che si impadronì dei ricchi pascoli prospicenti al paese.
Il primo e più antico insediamento della zona si trovava nella zona di S. Marcora, non lontano dall’attuale paese, dove ancora oggi si trova una chiesetta intitolata a S. Marco e dove si continua a tenere messa per la ricorrenza del santo il 25 di aprile.
Nel Medioevo Antona era un comune autonomo, proprietario di miniere di ferro. L’attività principale era l’agricoltura che si sviluppò nei terreni intorno al paese ed era integrata ad altre attività quali la lavorazione della lana, dei panni e del ferro stesso. Dal. XVI secolo si svilupparono altre attività artigianali come le fabbriche di cappelli in località “Polla”, di cui tutt’oggi sono visibili le strutture; altrettanto importanti erano la lavorazione del cuoio e del legno.
Per quanto riguarda lo sviluppo urbanistico, l’abitato attuale si è formato dalla lenta unione di diversi nuclei sparsi, sorti nei dintorni della chiesa di S. Gemignano che rappresenta invece il fulcro della parte occidentale del paese. L’abitato sottostante era protetto da una cinta muraria, realizzata probabilmente tra i secoli XV-XVI, a cui si accedeva tramite due porte, Soprana e Sottana, difese da torrette circolari di cui resta traccia in Porta Sottana, dietro l’Oratorio di S. Rocco.
Nel corso del 1600 il paese era ancora un importante comunello della vallata del Frigido tanto che i Malaspina ne fecero il loro luogo di vacanza per trascorrervi i mesi estivi e lo adornarono con una bella fontana con vascone ancora visibile in Piazza S. Rocco, al centro del paese.
Dalla piazza S. Rocco, risalendo la scalinata di Via S. Geminiano, si raggiunge il piazzale con l’omonima chiesa. Proseguendo invece da piazza S. Rocco, lungo il vicolo SS. Annunziata, ci si addentra nel paese per vedere sulla destra un edificio detto la “casa del prete”, l’antico palazzo del Comune di Antona, che nel piano alto della facciata conserva delle belle decorazioni a graffito. Poco più avanti, sulla sinistra, Casa Picciani un interessante edificio dalla facciata a graffiti e con un bel portalino in marmo che ospita oggi un Museo della cultura locale, a gestione privata. Continuando su Via SS. Annunziata si raggiunge l’omonima chiesa, annessa al cimitero, da dove parte il sentiero per S. Marcora. Lungo i vicoli del paese si notano tracce di antichi fregi, risalenti forse al XV e XVI secolo. Interessanti, lungo i vicoli del paese, i bassorilievi marmorei, maestà ed edicole arricchite da immagini sacre, situate spesso sopra la porta d’ingresso delle abitazioni a testimonianza della religiosità delle famiglie, ereditata questa da una radicata tradizione agricola che affidava ai riti propiziatori la buona riuscita dei raccolti e delle attività rurali della comunità. Numerose sono anche le voltolette, brevi passaggi voltati aventi il compito di unire le diverse stradine interne. Sul versante orientale del paese, isolata dall’abitato e in posizione dominante, si trova la bella chiesetta di N.S. delle Grazie, dalle semplici e lineari forme architettoniche, ancora posta a guardia del più antico cimitero del paese. Vi si giunge attraverso il sentiero che porta al Passo del Pitone, dopo un breve tratto che offre splendidi panorami sulla città e su tutta la costa tirrenica.
Tra le più importanti tradizioni che si conservano ad Antona, quella del Maggio e quella della raccolta ed essicazione comune delle castagne.
Il Maggio è un’antica tradizione, un tempo diffusa in molti paesi della montagna massese, che è rimasta viva soltanto ad Antona. Esso consisteva in una rappresentazione teatrale che coinvolgeva tutti gli abitanti del paese che, con costumi da loro creati, raccontavano storie in versi. Spesso anche i versi erano composti da paesani ed ispirati a storie che vertevano su di un unico motivo: la lotta tra il bene ed il male. I versi venivano recitati dagli abitanti nelle vesti di Orlando Furioso, maghi, re, regine e cavalieri. I Maggianti erano riuniti in compagnie che giravano tra i paesi cantando le loro storie.
La raccolta delle castagne invece era un lavoro comunitario; le famiglie univano i loro raccolti e li facevano seccare nei Metati, appositi edifici adibiti a seccatoio. Il procedimento di essicazione durava 40 giorni durante i quali il fuoco stava sempre acceso sotto al graticcio su cui erano stese le castagne. A rotazione si custodiva il fuoco e si giravano le castagne. Una volta seccate, gli uomini procedevano alla battitura per eliminare la buccia secca, sbattendo le castagne, poste all’interno di un sacco, sopra un grosso ciocco di legno situato in mezzo all’aia. Le donne erano addette alla pulizia finale separando le bucce dal frutto. A questo punto ciascuna famiglia prendeva la parte spettante e la portava al mulino per farne farina di castagne (quella di Antona è tutt’oggi rinomata per la sua bontà). A questa tradizione si lega la Festa del Neccio che si tiene la prima settimana di agosto ad Antona.
Da Antona partono diversi sentieri che a piedi ci portano in alcune delle più belle vallate delle Apuane. Tra i percorsi più interessanti il sentiero della Libertà, così chiamato grazie all’importanza che ebbe nei difficili anni della Seconda Guerra Mondiale, quando Massa e i paesi della vallata del Frigido erano allineati lungo la Linea Gotica. Questo sentiero, partendo dal paese, portava al Passo del Pitone e costituiva una possibilità di fuga e di salvezza per le popolazioni locali. Lungo questo sentiero si trova la chiesa delle Grazie. Altri sentieri da poter percorrere sono: il sentiero Antona-Canevara, il sentiero Antona–Pian della Fioba e quello che dal centro del paese porta a S. Marcora.
Luoghi di interesse
Chiesa di San Geminiano: intitolata a S. Geminiano, la chiesa si trova su un rialzo roccioso che domina il paese ed è fronteggiata da una piazza panoramica, a cui si accede attraverso un portale in marmo sovrastato da una statua dell’Assunta fiancheggiata da due angeli, opera del 1617 attribuita allo scultore massese Felice Palma. Costruita nel 1400, è una delle più antiche chiese del territorio. Nella lunetta del portone principale è possibile osservare un affresco rappresentante S. Geminiano, il patrono del paese, opera del pittore lunigianese Ippolito Ghirlanda. Tra le diverse opere di notevole interesse all’interno dell’edifico religioso ricordiamo: l’altare marmoreo dedicato alla Vergine del Rosario (datato 1711); la fonte battesimale del XVII secolo con due stemmi, uno cardinalizio dei Cybo Malaspina, e uno rappresentante una pecora, alcune stelle e spighe di grano; l’altare dedicato alla S. Croce con l’affresco (datato 1606), molto rovinato, opera di Filippo Martelli; la pala d’altare in terracotta invetriata di Benedetto Buglione del 1622. A fianco della chiesa, un importante campanile che in alcuni particolari ricorda la sua funzione originaria di torre di avvistamento e di torre difensiva.
Piazza San Rocco: nella Piazza è possibile visitare l’omonimo oratorio dedicato ai caduti di tutte le guerre e ammirare l’antica fontana, dono dei principi Malaspina.
Chiesa della Madonna delle Grazie: dalle semplici e lineari forme architettoniche, la chiesa è posta a guardia del più antico cimitero del paese. Vi si giunge attraverso il sentiero che porta al Passo del Pitone, dopo un breve tratto che offre splendidi panorami sulla città e su tutta la costa tirrenica.
La Casa del Prete: antico palazzo del Comune di Antona, che nel piano alto della facciata conserva delle belle decorazioni a graffito.
Casa Piccianti: abitazione oggi adibita a museo, è datata XV-XVI secolo. Era probabilmente una residenza signorile di quattro piani con giardino. Conservata sapientemente dai proprietari offre al visitatore uno speciale viaggio a ritroso nel tempo con il pavimento in tavole di castagno, i soffitti a cassettoni e lo stesso arredamento che si arricchisce via via di importanti nuovi pezzi che permettono di abbracciare in un unico sguardo d’insieme la vita del tempo fatta di oggetti legati alla quotidianità. Il giardino, delle rose e delle erbe aromatiche, offre uno splendido scorcio sulla valle del Frigido.
Come si raggiunge in auto: in automobile si raggiunge facilmente partendo da Largo Giacomo Matteotti e proseguendo lungo Via delle Mura Nord fino a Piazza del Portone, nei pressi del duomo. Da qui si prosegue diritto per circa 30 metri poi si svolta a sinistra in Via dei Colli. Proseguendo sulla stessa via, dopo qualche tornate si incontrano in successione la località termale di S. Carlo Pò, il borgo di Pariana, Altagnana e infine Antona. Distanza circa 12 km.
Bibliografia / sitografia:
C.A. DEL GIUDICE, Toponomastica della Valle del Frigido, Aedes Muratoriana, Modena, 1992.
S. GIAMPAOLI, Paesi della montagna massese. Note per il recupero del patrimonio edilizio, Assessorato all’istruzione e cultura-Comune, Massa 1988.
F. LEVEROTTI, Massa di Lunigiana alla fine del Trecento. Ambiente, insediamenti, paesaggio, Tipografia Grafica Apuana – ETS, Massa-Pisa, 2001.
A.A. MANFREDI, Valle del Frigido (MS): le strutture materiali del popolamento medievale, V Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, (30 settembre – 3 ottobre 2009), Foggia-Manfredonia.
Testi tratti da:
ANTONELLA AURORA MANFREDI, https://terredelfrigido.comune.massa.ms.it/
https://tuttatoscana.net/itinerari-2/antona-antico-e-suggestivo-borgo-della-lunigiana/